Anni ’80: entri in sala giochi, ti fermi davanti a un cabinato che conosci a memoria… ma dentro c’è una scheda clonata, fatta in casa, in Italia. In questo video vi racconto una storia tutta nostra e pochissimo conosciuta: quella dei bootleg arcade italiani.
Come si faceva a copiare un intero videogioco da bar? Chi c’era dietro questo mercato parallelo? E com’è andata a finire quando gli originali hanno deciso di difendersi? Ve lo spiego per bene, con nomi, esempi e un colpo di scena finale.
Cosa trovi nel video:
▸ Cos’è davvero un bootleg arcade: non software piratato, ma la copia illegale della scheda (il circuito stampato)
▸ Come si clonava una scheda: leggere le EPROM, copiare o modificare il contenuto, a volte riprogettare l’hardware da zero
▸ Asterock, il clone di Asteroids: via il chip Pokey protetto da copyright e addio al monitor vettoriale, adattato al raster
▸ Condor, il clone di Phoenix: da doppia scheda 8085 a scheda singola con Z80 (con tanto di barra del carburante aggiunta)
▸ Le aziende: Sidam, la regina dei bootleg — e perché la Zaccaria NON va confusa con loro
▸ Il colpo di scena in tribunale e la trasformazione di Sidam in Sipem
▸ Perché questa storia è un pezzo di preservazione videoludica da salvare
E voi ci avete mai giocato a una versione “taroccata” in sala, magari senza saperlo? O avete una scheda/un cabinato di questi nella vostra collezione? Raccontatemelo nei commenti